Ghetto


Adoro andare al ghetto. Quel sotopòrtego è come un tunnel che ti porta in una storia millenaria. È come un’isola nell’isola. Dentro è tutto diverso a cominciare dal pane, dalle scritte, dai negozi, dai gatti. Dentro respiri qualcosa di diverso a cominciare dai loro vestiti, ai loro capelli e cappelli. Intorno le case toccano il cielo, nei muri i segni della Shoà portano alla memoria ricordi grevi, ingiustizie senza senso. È bello, nei giorni delle loro feste, trovare i bambini giocare a terra, divertirsi con la fontana del campo, sventolare bandiere più grandi di loro. Tradizioni culturali e religiose che incidono fortemente nel quotidiano in questi tempi di poche regole e poco impegno.

Perchè da confinato luogo di segregazione per l’antico astio fra cristiani e giudei e non solo, possa diventare esperienza di apertura verso la libertà per tutti i popoli.